No al GCAP, sì alla transizione ecologica

La lotta al Global Combat Air Programme (GCAP) va lanciata adesso prima che sia troppo tardi

Il GCAP è un’iniziativa congiunta tra Italia, Giappone e Regno Unito per sviluppare un caccia multiruolo stealth di sesta generazione, chiamato Tempest. L’Italia ha previsto una spesa iniziale di 6 miliardi di euro. Prosciugherà i fondi per la lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.
31 maggio 2024
Lettera collettiva

La nostra lotta come movimento pacifista è tanto più efficace quanto più siamo in grado di essere proattivi, ossia capaci di intervenire con tempismo, “prima” che la questione divenga troppo difficile da gestire. Dobbiamo essere pertanto proattivi sul GCAP, il caccia di sesta generazione targato Italia, RegnoUnito e Giappone. La lotta al programma GCAP (Global Combat Air Programme) è l’obiettivo da portare avanti adesso, non domani o dopodomani. Non c’è tempo da perdere. Non abbiamo ancora finito di pagare l’F35 che già ci vogliono far pagare questo nuovo caccia di sesta generazione sfruttando il clima di guerra e la paura che la Russia attacchi l’Europa. Stop al GCAP

Il GCAP è un’iniziativa congiunta tra Italia, Giappone e Regno Unito per sviluppare un caccia multiruolo stealth di sesta generazione, chiamato Tempest. Il progetto prevede la collaborazione tra le industrie nazionali di difesa, tra cui Leonardo per l’Italia, BAE Systems per il Regno Unito e Mitsubishi per il Giappone. L’obiettivo è realizzare il successore dell’Eurofighter Typhoon, che dovrebbe entrare in servizio nel 2035.

Il caccia Tempest sarà dotato di tecnologie avanzate, come missili ipersonici, modalità drone e intelligenza artificiale. Sarà in grado di operare in modo autonomo o in coordinamento con altri velivoli e droni, formando un sistema di sistemi. Sarà anche progettato per ridurre al minimo la sua tracciabilità da parte dei radar e dei sensori infrarossi.

I costi del programma GCAP sono ancora incerti, ma si stima che richiederanno un investimento di decine di miliardi di euro da parte dei tre paesi coinvolti. L’Italia ha previsto una spesa iniziale di 6 miliardi di euro per le fasi di valutazione, analisi, progetto preliminare e sviluppo

Va chiarito che questo nuovo programma si realizzerebbe mentre l’Italia continua a spendere denaro pubblico per l’evoluzione tecnologica degli Eurofighter e per l’acquisto degli F35 (a oggi quelli già in dotazione sono un terzo dei 90 previsti). E va sottolineato che i 6 miliardi d’investimento per i Tempest da parte dell’Italia riguardano le prime fasi e non la produzione/acquisto. 

Da parte sua il Regno Unito ha stanziato 2 miliardi di sterline, ma il costo finale potrebbe arrivare a 25 miliardi di sterline.

Il Giappone non ha ancora comunicato i suoi piani di finanziamento.

Queste nuove spese belliche sono una follia, soprattutto in un momento di crisi economica, sociale e sanitaria, in cui le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate a tutelare la salute, l’istruzione, la cultura, il lavoro, la giustizia sociale e la pace. Il GCAP non solo rappresenta una minaccia per la sicurezza globale, alimentando una nuova corsa agli armamenti e una logica di confronto e aggressione, ma anche per l’ambiente, prosciugato i fondi per la lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.

Occorre creare un’alleanza fra movimento pacifista e movimento ambientalista indicando nelle risorse del GCAP (da cancellare e riconvertire) la leva del finanziamento nel campo della bonifica dei siti inquinati e della riconversione ecologica. Il GCAP costituisce un’ipoteca sul futuro del bilancio italiano. Dobbiamo saper dire: voi che riuscite a trovare i fondi per il caccia di sesta generazione e per il GCAP adesso non avete più alibi quando li lesinate per la tutela ambientale. Quei fondi vanno riconvertiti per fini di transizione ecologica. Per dare nuova occupazione ai lavoratori delle aziende in crisi come l’Ilva. Una alleanza fra lavoratori, pacifisti ed ecologisti: questo dovrebbe essere il nostro obiettivo strategico.

Non possiamo accettare che il nostro paese sia coinvolto in un progetto bellico e dispendioso, che va contro gli interessi della maggioranza della popolazione. Dobbiamo difendere i principi della Costituzione italiana, che impegna l’Italia a ripudiare la guerra. Occorre inoltre promuovere la cooperazione internazionale. Dobbiamo bloccare la corsa al riarmo che è solo l’anticamera di un pericoloso confronto militare sempre più ravvicinato con la Russia e con la Cina.

A proposito della Cina: il governo Meloni prevede esercitazioni militari della flotta italiana nell’Indo-Pacifico. Davanti alle isole giapponesi contese con la Cina. Davanti alle coste cinesi l’Italia sarà presente con gli F35 italiani e la portaerei Cavour. Se la Cina facesse la stessa cosa davanti alle coste italiane grideremmo alla provocazione. E invece la provocazione la stiamo organizzando noi, su istigazione degli Stati Uniti. Mai avevamo organizzato una esercitazione militare fuori dal perimetro di competenza della Nato. Oggi sta avvenendo l’impensabile, l’inusitato. Chiediamo ai partiti fedeli alla Costituzione di far sentire la propria voce. Chiediamo al Parlamento di riprendere il controllo della spesa pubblica e di far uscire l’Italia dal programma GCAP prima che sia troppo tardi e che gli impegni firmati leghino mani e piedi la nostra nazione a un progetto dispendioso e proiettato verso la guerra.

Invece occorre investire i fondi del GCAP in politiche sociali ed ecologiche, che siano davvero utili per il bene comune e per il futuro della nostra società.

Gianni Alioti
Marinella Correggia
Franco Dinelli
Gabriella Falcicchio
Domenico Gallo
Alessandro Marescotti
Massimo Moretti
Valeria Monno
Elio Pagani
Domenico Palermo
Enrico Peyretti
Alex Zanotelli

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