Ovunque deve sorgere un comitato per il no alla guerra
L’escalation del conflitto fra la Russia e l’Ucraina è arrivata ad un punto di svolta. Usa e Regno Unito sono in procinto di autorizzare Kiev, con l’approvazione dei vertici UE, a lanciare i suoi missili a lungo raggio in territorio russo. Il che può realizzarsi solo con la cooperazione militare della NATO. Putin ha ammonito che “ciò significherà che i Paesi Nato sono in guerra con la Russia”. Colpire la Russia in profondità è una strategia nuova e pericolosissima; potrebbe innescare una spirale incontrollabile fino allo scontro diretto fra Russia e NATO con l’uso di armi nucleari in Europa. Il fatto che il governo italiano si opponga all’uso di armi italiane sul territorio russo non ci sottrae da una condizione di guerra con Mosca.
E’ auspicabile che nessun governo prenda decisioni drastiche prima dell’insediamento del nuovo presidente degli USA (chiunque sia). Ma è forte il rischio che l’ala più bellicosa del fronte NATO/UE spinga gli eventi a un punto di non ritorno, pregiudicando la possibilità per la nuova amministrazione americana di operare per la descalation. Gli orientamenti che guidano oggi le scelte dei principali paesi europei e dell’UE, ribaditi dall’ultima Risoluzione del Parlamento Europeo che insiste perché sia tolta ogni restrizione all’uso di armi occidentali nel territorio della Russia , puntando ad una impossibile “vittoria” ucraina come unica soluzione del conflitto, non avranno altro sbocco che la guerra.
Dobbiamo fermare questa spirale infernale prima che sia troppo tardi. L’Italia può inceppare questo meccanismo con un semplice no, assumendo posizioni diverse da quelle prevalenti, sia in ambito Nato che in ambito Ue, proponendo una soluzione negoziata del conflitto. L’Italia, al di là delle retoriche in corso, è idonea più di altri Paesi a persuadere i leader europei ad elaborare proprie iniziative di pace, per porre finalmente un argine alla follia della guerra perpetua.
Sul fronte del Medio Oriente non si intravedono schiarite. Il martirio di Gaza procede da quasi un anno. 41.000 morti (di cui il 70% donne e fanciulli) e 100.000 feriti sono degli indicatori parziali della gravità della tragedia in atto, aggravata dalla fame, dalle epidemie, dalla mancanza di presidi sanitari e dalla distruzione di ogni struttura civile per la vita di una popolazione. Quello che sta accadendo a Gaza è una vergogna per l’umanità. E’ un evento che sta già provocando un’esplosione incontrollata di conflitti in Medio Oriente, di cui le stragi, provocate dall’esplosione dei cercapersone ed altri apparecchi in Libano, costituiscono il detonatore per un ulteriore allargamento. L’impunità di cui gode il governo israeliano consente a Netanyahu di violare tutte le leggi internazionali e di boicottare persino gli accordi raggiunti dai suoi stessi negoziatori. Non dobbiamo limitarci ad invocare il cessate il fuoco senza alcuna conseguenza. La società israeliana ha dato vita ad una grande mobilitazione contro il governo per la liberazione degli ostaggi, ma solo una ferma condanna dei massacri in corso favorirà un percorso critico. Ogni giorno in più di bombardamenti su Gaza e di repressione in Cisgiordania allontana ogni soluzione politica per la coesistenza pacifica dei due popoli. L’intera comunità internazionale non deve chiedere il cessate il fuoco, lo deve pretendere, a pena di sanzioni adeguate.
O si va al cessate il fuoco in Ucraina e in Palestina oppure il mondo intero precipiterà in una catastrofe inimmaginabile. Per questo occorre lanciare una forte mobilitazione popolare: in ogni città, in ogni quartiere, in ogni scuola deve sorgere un comitato per il no alla guerra, in ogni Consiglio Comunale, deve essere votato un ordine del giorno contro l’escalation e per l’uscita dalla guerra, ogni sindacato deve mobilitare i suoi iscritti e organizzare azioni di lotta. I partiti politici e il governo devono essere messi di fronte alle loro responsabilità e indotti a pronunciarsi chiaramente sulla necessità:
1°) di evitare che il nostro Paese e l’Europa intera sia trascinata in guerra con la Russia;
2°) che il Medio Oriente esploda per effetto dell’invasione israeliana di Gaza e delle aggressioni in Cisgiordania e Libano, che provocano il martirio del popolo palestinese e aprono la strada ad un conflitto globale.
Roma, 23 settembre 2024
Mario Agostinelli
Elena Basile
Mauro Beschi
Piero Bevilacqua
Maria Luisa Boccia
Mario Boffo
Rocco Cangelosi
Giuseppe Cassini
Enrico De Maio
Tommaso Di Francesco
Biagio Di Grazia
Domenico Gallo
Alfonso Gianni
Giovanni Germano
Alfiero Grandi
Claudio Grassi
Silvia Manderino
Alessandro Marescotti
Giangiacomo Migone
Enrico Nardi
Antonio Pileggi
Carlo Rovelli
Linda Santilli
Alberta Valentini Serafini
Massimo Villone
Vincenzo Vita
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