Europa che fare? Le proposte di Habermas per un referendum europeo
UE IN PANNE L’ANALISI DI HABERMAS (*)
(Traduzione Di Diego Vanzi)
Quel che oggi maggiormente m'inquieta, vale a dire il futuro dell'Europa, viene considerato da altri come un problema astratto e tedioso. Perché dovremmo scaldarci tanto per un tema ormai sbiadito? La mia risposta è semplice: se non si riuscirà entro le prossime elezioni europee del 2009 a rendere oggetto di un referendum a livello europeo la questione delle finalità e delle motivazioni che sono alla base dell'unificazione europea, il futuro dell'Unione verrà deciso nel senso dell'ortodossia neoliberista. Se eluderemo questo argomento spinoso in nome di una pace fasulla e continueremo a procedere sulla base dei soliti compromessi, daremo il via libera a una dinamica di mercati incontrollati e vedremo come perfino la capacità creativa dell'Unione europea si andrà sviluppando a favore di una zona di libero mercato diffusa e allargata.
Nel processo di unificazione europea ci troviamo per la prima volta di fronte al pericolo di una caduta sotto il livello d'integrazione raggiunto. Quello che m'inquieta è la paralisi dopo il fallimento dei due referendum costituzionali in Francia ed in Olanda. Una non-decisione in questa situazione rappresenta una decisione di grande portata.
Tre problemi per noi scottanti si amalgamano l'un l'altro in un unico problema: quello della mancanza di capacità d'azione dell'Unione europea:
1) Le condizioni economiche mondiali, mutatesi in conseguenza della globalizzazione, impediscono oggi allo Stato nazionale di intervenire sulle risorse fiscali senza che esso (lo Stato) possa soddisfare in misura soddisfacente le ormai abituali richieste socio-politiche e soprattutto l'esigenza di beni collettivi e di servizi pubblici. Altre sfide come lo sviluppo demografico e l'immigrazione sempre più forte inaspriscono la situazione, dalla quale esiste una sola via d'uscita: il recupero della forza politica creativa a livello sovranazionale;
2) Il ritorno a una politica di forza egemonica e senza scrupoli, lo scontro tra l'Occidente e il mondo islamic o, il declino di strutture statali in altre parti del mondo, le perduranti ripercussioni sociali della colonizzazione e le dirette conseguenze politiche di una mal riuscita decolonizzazione sono tutti sintomi di una situazione mondiale ad alto rischio. Solo un'Unione europea capace di agire in politica estera e che assuma un ruolo mondiale accanto a Usa, Cina, India e Giappone potrebbe promuovere nelle istituzioni esistenti dell'economia mondiale un'alternativa al dominante "Washington consensus" e portare avanti soprattutto all'interno dell'Onu le necessarie riforme;
3) La spaccatura dell'Occidente, ormai evidente dopo lo scoppio del conflitto in Iraq, ha le sue radici in una lotta tra civiltà che divide la stessa nazione americana in due campi pressoché equivalenti. In conseguenza di questo spostamento mentale cambiano anche i criteri della politica governativa ritenuti validi fino a ora. Ciò non può lasciare indifferenti gli alleati degli Usa.
Proprio nei momenti critici dell'agire comune siamo tenuti a svincolarci dalla dipendenza di partner più forti. Anche per questo l'Unione europea ha bisogno di proprie forze armate. Finora gli europei negli interventi della Nato erano subordinati alle indicazioni ed alle regole dei comandi superiori americani. Dobbiamo ora porci in una condizione che ci permetta anche in azioni congiunte di restare fedeli alle nostre concezioni nel campo del diritto internazionale, del divieto di torture e del diritto penale di guerra.
Ritengo che l'Europa debba sforzarsi di mettere a punto riforme che non conferiscano all'Unione solo effettivi poteri decisionali, ma anche un proprio ministro degli Esteri, un presidente eletto a suffragio diretto e una propria base finanziaria. Istanze queste che potrebbero divenire oggetto di un referendum da abbinarsi alle prossime consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Il modello risulterebbe accettato se ottenesse la "doppia maggioranza" degli Stati e dei voti dei cittadini. Contempora neamente il referendum vincolerebbe solo gli Stati all'interno dei quali si è registrata una maggioranza di cittadini favorevoli alla riforma. L'Europa abbandonerebbe così il modello in base al quale è il convoglio più lento a determinare la velocità. Anche in un'Europa fatta di centro e di periferia, i Paesi che preferissero restarne ai margini potrebbero riservarsi in qualsiasi momento l'opzione di convergere al centro.
sociologo tedesco, è stato insignito lo scorso 9 marzo a Vienna del
premio "Bruno Kreisky" per il libro politico 2005. Nell'occasione
Habermas ha tenuto un lungo intervento sull'austromarxismo, sulla
figura dell'intellettuale di fronte ai nuovi mass-media e sul futuro
dell'Europa, di cui qui pubblichiamo un estratto. Habermas, che oggi
risiede in Baviera sul lago Tegernsee, ha iniziato la carriera alla
scuola di Francoforte, assieme a Theodor W. Adorno. La sua intensa
attività pubblicistica gli ha portato innumerevoli riconoscimenti
pubblici, dal premio Principe delle Asturie del 2003, al premio
norvegese Holberg, nel 2005. (D.V.)
Un referendum per l'Europa
http://italy.peacelink.org/europace/articles/art_15763.html
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