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    GIP Pordenone expresses its views on the legitimacy of the presence of nuclear weapons in Italy

    The case has been archived as "the so-called double key system ensures that the retention of possession and control of nuclear weapons by the United States is compatible with the prohibition established by the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons".
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    GIP Pordenone si esprime sulla legittimità della presenza armi nucleari in Italia

    E' stata disposta l'archiviazione del procedimento in quanto "il sistema della cosiddetta doppia chiave assicura che il mantenimento in capo agli Stati Uniti del possesso e del controllo delle armi nucleari risulta compatibile con il divieto stabilito dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare".
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    The Black Sea, always a vital commercial artery for both countries, has transformed into a theatre of war where military attacks, economic reprisals, and a growing threat to global food security intertwine.
    23 luglio 2026 - PeaceLink staff

Forum: Poesie

23 novembre 2005

Ascoltando la voce del vento.

Volevo trovare il silenzio… ne avevo bisogno, ma non l’ho trovato da nessuna parte. Una notte il vento mi ha svegliata e ho ripreso a volare…
Autore: Paola Maccioni

La voce del Vento mi ha chiamata. Mi ha raccontato la storia di quando il cielo mi ha pianta sulla terra. Volevo essere l’acqua che era Vita. Mi tenevo stretta alle foglie del mirto e mi hanno scivolata giù. Volevo essere il profumo dell’elicriso d’oro o almeno entrare nella roccia di granito. Ho chiesto aiuto ai piedi delle fate che danzavano e loro mi hanno offerta come dono d’amore a mia madre. Come l’acqua che ero ho attraversato la vita. Ho scavato la Vita e non ho pianto se non per viverla. Ero un torrente che scorreva impetuoso. Ogni tanto, per riprendere fiato e per lasciarmi amare mi fermavo. Piccole pozze d’acqua tranquilla in cui tanti hanno bevuto. Mi fermavo a scavare la Vita e dalle mie soste, come dono d’amore, è nata la Vita. Ma l’acqua non può fermarsi. Niente può fermarla. Ho superato salti di roccia altissimi. Mi fermavo davanti al vuoto a riprendere fiato e poi giù. Rotta in mille e mille piccole gocce di pianto tanta parte di me è caduta sul mirto, sull’elicriso e sulle rocce. Poi mi ha raggiunta lì, in fondo al salto, da dove ho ripreso la mia corsa, urlando e piangendo. Trascinando i pezzi di quello che mi aveva fermato. La voce del vento mi ha svegliata per dirmi che devo riprendere ad andare. Ma l’acqua è imbrigliata. Dagli scheletri degli alberi che amavo. Dalle pietre che i bambini hanno lanciato per svegliare le fate. Qualche uomo ha costruito una diga. E il cielo ne approfitta per richiamarmi a sé, piano piano. Soffia il vento impetuoso, e non vuole ascoltare il mio pianto. Gli racconto una storia di sogni e gli offro la scatola dei desideri. Chiedo aiuto alle fate, ma non mi riconoscono più. Dietro alla curva, nascosto c’è il mare. Ed io non so cosa c’è prima di lui. Volevo essere spirito e non fermarmi mai. Volevo essere acqua e non morire mai. Comincio a capire la lingua dei gabbiani e dei pesci. A dimenticare quella degli uomini. Ecco il vento che tace.

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