Pace

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    Per Francesco Guccini

    Era un compagno di lotte nonviolente, Francesco Guccini. Non solo il poeta, il musicista, l'osservatore acuto della società e dei costumi. Il suo impegno di artista è stato anche un impegno morale e politico per la liberazione dell'umanità.
    7 agosto 2026 - Peppe Sini (Centro di ricerca per la pace di Viterbo)

Forum: Forum contro la guerra

25 febbraio 2014

Perchè l'appello di Arena di Pace 2014 non denuncia le "missioni di pace" come "missioni di guerra"?

I promotori del Forum contro la guerra, pongono 5 questioni agli ideatori e promotori di Arena di Pace 2014, questa è la prima.
Autore: Elio Pagani
Fonte: Promotori del Forum contro la guerra

Agli ideatori e promotori di Arena di Pace 2014 In queste note i promotori del Forum contro la guerra, pongono le seguenti 5 questioni agli ideatori e promotori di Arena di Pace 2014, questa è la prima: 1) Appello per Arena di Pace 2014, guerra e “missioni di pace” L’Appello “Arena di Pace 2014” contiene molte affermazioni assolutamente condivisibili, tuttavia non fa chiarezza sulle cause della situazione di riarmo che contesta. L’Appello, nella sua Premessa afferma: “L’Italia ripudia la guerra, ma noi continuiamo ad armarci. Crescono le spese militari, si costruiscono nuovi strumenti bellici.” Più avanti propone: “Gli armamenti non sono una difesa (…) generano (…) insicurezza perché sempre alla ricerca di nuovi teatri e pretesti di guerra (…).” Infine, l’Obiettivo indicato è: “disarmarci e disarmare l’economia, la politica, l’esercito.” (…) Ci siamo chiesti come mai, l’Appello non si fosse aperto con questa affermazione: “L’Italia ripudia la guerra, ma noi continuiamo ad armarci e a spendere molti soldi per le cosiddette ‘missioni di pace’ che invece sono pratiche di guerra”. Sarebbero state sufficienti queste poche parole in più per contribuire a fare chiarezza, per aumentare il grado di comprensione della realtà da parte dei cittadini cui l’Appello è destinato. Il “nostro” “Forum contro la guerra” chiede a tutti i soggetti pacifisti, disarmisti, antimilitaristi di rimettere oggi al centro dell’analisi la Guerra, in particolare il cosa è la Guerra oggi e perché sia tornata a divenire ancora centrale nelle relazioni tra nazioni, popoli, etnie, religioni. Capire, attraverso una analisi scientifica e non ideologica, le cause di questa centralità, dà strumenti per lottare più efficacemente contro di essa e contro il riarmo, e per l’edificazione di relazioni pacifiche. Il non averlo fatto, il non essere stati in grado di farlo, ha depotenziato molte delle azioni del “popolo della Pace” in questi ultimi vent’anni, ha diminuito le sue capacità di resistenza. Noi siamo, il nostro Paese è, in guerra, assieme agli USA , alla NATO, e ai principali Paesi industrializzati; e la guerra corrompe. Alla guerra -condotta a migliaia di km di distanza o combattuta quasi come in un videogame – “ci si fa il callo”, si diventa indifferenti. Ma il problema centrale è che per molti cittadini noi non siamo in guerra, stiamo combattendo in Missioni di pace, per portare la libertà e la pace, per portare la democrazia, ovunque nel mondo. Per i più disincantati il nostro Paese è impegnato in una “Guerra Giusta”. Giustificate dunque sono le spese militari per quelle missioni e per gli armamenti che permettono di farle. Dunque il primo problema è aiutare i più a leggere la realtà, per aiutarli a liberarsi dalla oppressione della guerra, di cui sono contemporaneamente vittime e complici. Ciò metterà a disposizione del movimento per la Pace anche nuove risorse, nuove energie. Diversamente, la confusione, l’incomprensione della realtà, li spingerà, se va bene, a lottare contro gli effetti della guerra (il riarmo e il crescere della spesa militare appunto), magari sostenuti solamente da questioni di “interesse” e non anche, e soprattutto da un approccio “etico”. A proposito della necessità di ripartire dall’analisi della guerra, Raniero La Valle, nella sua presentazione al libro “La strategia dell’impero. Dalle direttive del Pentagono al Nuovo Modello di Difesa” (di Umberto Allegretti - Manlio Dinucci - Domenico Gallo, 1992), scriveva: . A quante guerre l’Italia ha partecipato attivamente da allora? In quali luoghi ancora combatte? Sulla base di quali nuovi concetti strategici? Quante norme che configuravano il diritto alla Pace, sono state di fatto distorte o annientate dalla “guerra permanente” o meglio dalla “prevenzione attiva”, come la chiama il NMD? Questo vale per quelle contenute nello Statuto dell’ONU e nell’art.11 della nostra Costituzione, ma vale anche per la L.185/90, sul controllo e la limitazione dell’export di armi, ecc.. Nel nostro Paese, la svolta definitiva, l’abbandono di fatto dell’art.11 della Costituzione inizia nel 1991, con la partecipazione alla “Prima Guerra del Golfo” e poi con la presentazione del “Nuovo Modello di Difesa”. Sul quel testo, imposto dagli Stati Maggiori e dall’allora Ministro della Difesa Rognoni (Governo Andreotti) sulla falsariga di quello USA, e che sappiamo scalzò la proposta del “Modello di Difesa Sufficiente” che stava per essere presentato al Parlamento dalla Commissione Difesa della Camera, la parola/concetto “Guerra” è sostituita con quello di “Prevenzione attiva”, con implicazioni anzitutto temporali che superavano cioè la distinzione tra “tempo di pace” e “tempo di guerra”, ma anche spaziali, estendendo i “confini nazionali” a migliaia di km da quelli “naturali”. La guerra è stata via via presentata come “Operazione di Pace”, “Operazione Umanitaria”, “ Operazione di Polizia internazionale”, “Azione per una tutela duratura della Libertà”, “Operazione per la realizzazione di una Sicurezza permanente”, “Azione di Prevenzione della guerra” o “Guerra preventiva”, “Azione per l’esportazione della Democrazia”, “Operazione antiterrorismo”, “Azione derivante dalla Responsabilità di proteggere i più deboli (o di aiutare chi si vuole liberare dalla tirannia)”. Come sappiamo, invece, il NMD del 1991, che di fatto stiamo via via implementando, sancisce il diritto del nostro Paese ad intervenire militarmente nel mondo ovunque siano messi in discussione i nostri interessi economici nazionali, vi è dunque il ripudio dell’art.11 della Costituzione e degli articoli che “vietano” la guerra nello Statuto dell’ONU. Gli USA, facendo da battistrada, da allora si propongono, scrivendolo chiaramente sui loro documenti strategici, di difendere ovunque sia necessario e con ogni mezzo il loro “stile di vita”, affiancando a questo obiettivo quello di promuovere, in quanto global power, l’ordine politico e lo sviluppo economico mondiale. Così si sono arrogati il diritto di dispiegare azioni di pacificazione armata, di arbitrato e di diplomazia coercitiva che riguardano il mondo intero. E per assicurare lo sviluppo e l’espansione globale dell’economia di mercato, gli Stati Uniti garantiscono, anche militarmente, a tutte le potenze industriali l’accesso alle risorse energetiche, si fanno garanti della generale libertà degli scambi e della stabilità dei mercati finanziari. Così anche il nostro Paese (come la maggior parte dei Paesi occidentali, e dalla “Guerra del Kosovo” che scatenò contro la Serbia, anche la NATO, e l’UE) si è arrogato il diritto di “regolare i conflitti internazionali” con, senza o contro l’ONU, e ciò invalida qualsiasi successiva copertura che l’ONU stessa dà o ha dato ad operazioni militari che solo esso poteva decidere. Un giudice non può collaborare con un assassino. Quanto accaduto in questi 20 anni è dal punto di vista del “Pacifismo istituzionale”, ma non solo, catastrofico. Ciascuno di noi, e le comunità di cui facciamo parte, deve assumersi la responsabilità di mettere fine ad un simile abominio. Si può cercare di fare ciò operando per demistificare l’ossimoro della Guerra chiamata pace, smascherando questa orwelliana “Neoguerra” o “Neopace”. Questo significa che ci si debba concentrare sull’analisi dei fatti, in primo luogo dei documenti strategici ufficiali di USA, NATO, UE, CSCE, Italia, che propongono le “nuove” dottrine militari, cercando di leggere i principali eventi bellici intervenuti da quella data come un continuum, come fasi ed aspetti di un'unica “guerra”. Siamo certi che anche gli ideatori dell’iniziativa sono consapevoli delle cose che abbiamo qui ricordato, allora una domanda sorge spontanea: per quale motivo l’Appello “Arena di Pace 2014” non fa alcun cenno alle forme che la guerra ha assunto, alle cosiddette “missioni di pace”? Dal nostro punto di vista, qualsiasi sia la risposta (che comunque vorremmo conoscere) questo è stato un grave errore, che tuttavia speriamo possa essere mitigato nel percorso che ancora ci separa dall’evento, nella sua conduzione, e, soprattutto, nelle proposte che scaturiranno da “Arena di Pace” e che si tenterà di praticare a partire da quel giorno. I promotori del Forum Contro la Guerra Varese – Novara, febbraio 2014

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