Che cosa vuole Placanica? Perché non dice la verità?
Mi telefona una giornalista dell’Ansa. Mi chiede gentilmente: “Che cosa intende rispondere a Placanica?” Nulla, non ho niente da dire, a lui. «Placanica sostiene che la sua vita è rovinata a causa vostra» Ma chi gliele suggerisce certe pensate… «Dice che vi chiederà i danni». Quando leggo il lancio d’agenzia in internet scopro il nome del suggeritore: è il deputato Filippo Ascierto, “responsabile della sicurezza di Alleanza Nazionale”. Il signor Ascierto evidentemente non conosce la differenza che intercorre tra una richiesta di danni e la necessità di interrompere i termini di prescrizione di una causa; non ha capito cioè che le raccomandate inviate dai nostri legali prima dello scadere dei cinque anni, più di un mese fa, hanno semplicemente lo scopo di mantenere aperta la possibilità di intentare una causa civile nel caso ci venisse nuovamente negato un processo penale.
Non ha capito, pare, che non abbiamo mai avuto l’intenzione di arrenderci all’archiviazione dell’uccisione di Carlo. Non ha capito che siamo testardi e che continueremo a lavorare perché le giornate del G8 di Genova non finiscano nel dimenticatoio, tra i molti misteri della storia del nostro Paese, senza i nomi e i cognomi dei responsabili di quella che Amnesty International ha definito «la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale». Il signor Ascierto, maresciallo in distacco per incarichi parlamentari, in quelle giornate era a Genova e il 20 luglio ha trascorso diverse ore al forte S. Giuliano, sede operativa dell’Arma dei Carabinieri: tralasciando la demagogia “proletaria”, potrebbe raccontarci cose molto interessanti. Potrebbe ad esempio spiegarci che cosa intende quando dice che non si può chiedere conto a Placanica «di cose di cui non ha alcuna responsabilità»: per caso anche il signor Ascierto pensa che su quella camionetta ci fosse un’altra persona, che insomma sia stato un altro a sparare? Placanica era di leva, nel 2001: è stato subito promosso, sul campo direi, e per quattro anni ha lavorato nell’Arma. Dopo lunga ed attenta analisi però è stato ritenuto “non idoneo” e dimesso. In cinque anni ha detto o lasciato intendere tutto e il contrario di tutto; ha parlato a giornali e televisioni poi, quando è venuto a Genova come testimone al processo contro i 25 manifestanticapriespiatori, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per lui sono state sparse lacrime, dichiarazioni di solidarietà ed effettuate raccolte di soldi. Ora ci tiene a far sapere che ha famiglia ed è senza lavoro: chi no cianze no tetta, si dice da queste parti, chi non piange non poppa… E se la prende con un libro (quello di Simona Orlando, “Anche se voi vi credete assolti” n. d. r) che io non ho mai scritto né condiviso. Forse il signor Ascierto, per aiutarlo a ritrovare la serenità perduta, potrebbe suggerirgli di raccontare finalmente la verità.
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