ARENA DI PACE E DISARMO al di là delle aspettative, verso un mondo migliore
Olivier Turquet | Pressenza
Sono andato all’Arena di Pace e Disarmo senza se e senza ma. Avevo ascoltato critiche preventive ma mi risuonava nella mente una frase di Silo: “la critica è necessaria ma è ancora più necessario fare qualcosa di diverso da quello che critichiamo”. Bene, ieri, 25 Aprile, festa della Liberazione abbiamo fatto qualcosa di diverso da quello che critichiamo; ci siamo riuniti, ci siamo ascoltati, abbiamo fatto proposte, abbiamo cantato e ballato insieme, ci siamo scambiati volantini e sorrisi, abbracci fraterni, ci siamo tenuti stretti per le mani, ci siamo sentiti parte di un popolo psichico che annuncia un nuovo mondo, un mondo necessario che, prima o poi, diventerà evidente e presente.
Sono entrato nell’Arena senza particolari aspettative e sono subito rimasto colpito dal fatto che, ancor prima dell’inizio “ufficiale” ci fossero già così tante persone; mi sono guardato in giro, attendendomi di avere molta gente da salutare; ne avevo, chiaramente, ma l’impressione è stata di stare tra amici sconosciuti; ho riconosciuto quelli più o meno della mia generazione ma anche molta gente giovane e molta di quella gente che hai la sensazione che non incontrerai mai, se non per caso. Non la incontrerai ma sta dentro di te, nel tuo cuore, perché con te condivide un’intima speranza.
Alla fine gli organizzatori ci diranno che hanno contato (con bigliettini all’entrata) 13.000 persone ma io direi che, curiosi inclusi, sono girate almeno 15.000 persone. Non faccio una questione di numeri; i presentatori dal palco hanno dichiarato lo stupore di tutti e di trovarsi al di là delle più rosee aspettative.
Era una manifestazione intitolata a pace e disarmo ma dentro di essa ha risuonato forte la parola nonviolenza, nella scritta accanto al palco “resistenza oggi si chiama nonviolenza”, nelle parole di Alex Zanotelli che ha fatto un discorso incentrato sulla nonviolenza attiva e sulla lotta alla tremenda speculazione finanziaria.
Forte ha risuonato, nel bellissimo discorso del Sindaco di Messina, Renato Accorinti, il tema della possibilità e della necessità di rompere le barriere mentali ancor prima che fisiche; lui che ha vinto una missione impossibile, metter la nonviolenza, le persone, la base sociale al centro della politica e vincere le elezioni in una città dove la mafia è fortemente radicata. A Renato, abbracciandolo, abbiamo promesso tutto il nostro appoggio affinché l’esperienza di Messina sia conosciuta nel mondo.
Abbiamo, in un catartico momento collettivo, fatto volare qualche migliaio di aeroplanini di carta con scritto sopra il nostro NO agli F-35: ma in quel momento gioioso il cacciabombardiere è sembrato veramente allontanarsi tanto dalla possibilità di essere acquistato, è sembrato piccolo piccolo come quelle meschine intenzioni umane che fanno soffrire tanta gente nel mondo. In un momento ha vinto il 99% della popolazione mondiale, ha vinto l’umanità contro il nonsens.o
La manifestazione ha lanciato una campagna, di cui riferiremo in altri articoli, ma soprattutto ha lanciato una speranza: i poteri attuali, per quanto forti possano sembrare, non hanno il controllo dell’umanità, non sono riusciti a comprare il futuro.
Vari hanno opportunamente ricordato che la pace e la nonviolenza stanno nel cuore, nella mente e nelle azioni di ognuno di noi e che, alla fine delle manifestazioni, è opportuno tornar a casa “con la fronte e le mani luminose”; questo è il personale impegno che prendo, qui a Pressenza, affinché la traccia luminosa di questa manifestazione possa proseguire, intanto documentando e approfondendo quello che è successo ieri, ma soprattutto continuando il lavoro di informazione e di diffusione delle azioni del grande popolo psichico che anela e immagina un mondo migliore.
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