Il movimento per la pace statunitense è uno straordinario caleidoscopio di voci, volti e lotte. La sua estensione geografica, l’incontro di diverse ispirazioni ideali, così come la varietà dei suoi insediamenti sociali, ci raccontano di una realtà che può trasformare la società americana.
Occorre un avversario dell’impero, mosso da razionalità, moralità, diritto planetario, animato da pace nonviolenta. Occorre che il popolo della pace sia questo avversario dell’impero. Essere anti-americani oggi non è il delitto di lesa maestà: se gli Usa sono dominio, siamo anti-Usa.
Ci potrebbe essere qualche servizio segreto occidentale dietro il rapimento delle due volontarie italiane Simona Torretta e Simona Pari. A scriverlo è l’autorevole quotidiano britannico The Guardian, vicino al partito laburista, in un articolo scritto a quattro mani da Naomi Klein, autrice del libro No logo, e Jeremy Scahill, «reporter dell'emittente indipendente americana Democracy now».
Il rivale di Bush su ogni argomento Kerry ha tre posizioni: sì, no, aspettiamo-un-po'-e-vediamo-che-succede. Lo chiamano flip flopper, uno che cambia spesso idea.
Secondo il Washington Post, "Kerry resiste alla tentazione di distinguersi da Bush con coraggiose ma irresponsabili proposte di abbandonare la missione in Iraq".
Al di la' delle ragioni congiunturali, esiste un serio problema di riserve che si stanno prosciugando. Cina ed India stanno comprando sempre piu' petrolio. Non ve n'e' a sufficienza per il Terzo mondo se si progettasse seriamente lo sviluppo dell'Africa. Tutto porta al ridimensionamento dei consumi energetici Usa: e' per questo che la guerra dell'Iraq è decisiva.
Secondo il leader sindacale statunitense "i nostri membri hanno una tendenza naturale nel voler appoggiare le truppe e la nazione. Molti di essi hanno figli o parenti in Iraq, e sentono di doverli sostenere. Ma con l'incalzare della discussione molti hanno dichiarato di sentirsi ingannati".
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