Mikis Thedorakis e Glezos Manolis chiamano gli europei a ribellarsi all’egemonia della finanza
Hanno cominciato con la Grecia, usandola come cavia per passare poi ad altri paesi della periferia dell'Europa per poi procedere gradualmente verso il suo cuore. Le speranze che mostrano alcuni paesi europei di sfuggire a questo destino dimostrano che gli attuali leaders europei stanno affrontando questo nuovo "fascismo finanziario", non facendo niente di meglio di quanto fecero i loro predecessori quando erano sotto la minaccia di Hitler, nel periodo tra le due guerre.
Non è un caso che gran parte dei media controllati dalle banche si rivolga alla periferia dell’Europa, indicando quei paesi come "PIGS = maiali", impostando una campagna mediatica sprezzante, sadica, razzista rivolta non solo contro i greci, ma anche contro l’eredità di tutta la cultura greca e greca antica. Questa scelta indica gli obiettivi profondi e inespressi dell'ideologia e dei valori del capitale finanziario, fautore di un capitalismo solamente distruttivo.
Il tentativo dei media tedeschi di umiliare simboli come l'Acropoli o la Venere di Milo, monumenti che furono rispettati anche dagli ufficiali di Hitler, non è altro che l'espressione di profondo disprezzo imposto dai banchieri padroni media, non tanto contro i greci, ma soprattutto contro le idee di libertà e di democrazia che in questo paese sono nate.
Questo mostro finanziario si è sviluppato grazie a quattro decenni di esenzioni fiscali sui capitali, di tutte le possibili "liberalizzazioni del mercato", di una vasta deregolamentazione, dell'abolizione di tutte le barriere sui flussi finanziari e ha reso possibili continui attacchi all’economia dello Stato, il prendere potere massicciamente nei partiti e nei mass media e impossessandosi del plusvalore ricavato dai monopolisti di tutto il mondo da parte di quel pugno di vampiri che sono le banche di Wall Street.
Ora questo mostro, dopo quattro anni di incessante lavoro, è diventato ormai un vero "stato dietro lo Stato" e vuoleattuare un "colpo di stato permanente", sia finanziario che politico.
Di fronte a questo attacco, le forze politiche di destra e socialdemocratiche si mostrano compromesse per aver consentito per decenni l’infiltrazione di questo capitalismo finanziario, i cui centri principali non sono in Europa.
D'altra parte, i sindacati e i movimenti sociali oggi non sono ancora abbastanza forti da bloccare questo attacco in modo deciso come fecero molte volte in passato. Il nuovo totalitarismo finanziario cerca di approfittare di questa situazione per imporre le sue condizioni irreversibili e trasversali in tutta l’Europa.
C’è urgente bisogno del coordinamento di una azione immediata e senza frontiere di intellettuali, di artisti, di scrittori, di movimenti spontanei, di forze sociali e di persone che capiscano la vera importanza del problema, abbiamo bisogno di creare un forte fronte di resistenza contro "l'impero totalitario della globalizzazione", che è già in marcia, prima che sia troppo tardi.
L'Europa non potrà sopravvivere se non preparerà una risposta unitaria contro il mercato, una sfida più grande del mercato stesso, un nuovo "New Deal" europeo.
Dobbiamo bloccare immediatamente l'attacco alla Grecia e agli altri paesi della periferia economica europea, dobbiamo fermare questa politica irresponsabile e criminale di austerità e di privatizzazioni, che condurrà direttamente ad una crisi peggiore di quella del 1929. I debiti pubblici devono essere radicalmente ristrutturati nella Eurozona e "a spese di quei giganti che sono le banche private".
Le banche devono tornare sotto controllo e il finanziamento dell'economia europea deve essere sottoposto al controllo pubblico, sia a livello nazionale che europeo. Non è possibile lasciare le chiavi della finanzia di tutti i paesi europei nelle mani di banche come Goldman Sachs, JP Morgan, UBS, Deutsche Bank, ecc ... Noi dobbiamo mettere al bando i “derivati” finanziari che sono la spina dorsale del capitalismo finanziario che distrugge tutto quello che infetta e mettere in moto uno sviluppo economico vero e non profitti speculativi.
L'architettura economica europea attuale, basata sul trattato di Maastricht e sulle regole del WTO, ha trasformato l’Europa in una macchina che fabbrica debito. Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale di tutti i trattati, di mettere la BCE sotto il controllo politico della popolazione europea, una "regola d’oro" per un minimo di livello sociale, fiscale e ambientale.
Abbiamo un bisogno urgente di cambiare modello: una ripresa degli incentivi per la crescita che stimoli la domanda con nuovi programmi di investimenti europei, con nuove normative su tassazioni e controlli dei capitali internazionali e dei loro flussi, una nuova forma di protezionismo dolce e ragionevole in un'Europa indipendente che diverrebbe protagonista nello scontro per un mondo multipolare, democratico, ecologico e sociale.
Facciamo appello, alle forze e agli individui che condividono queste idee, a convergere in un ampio fronte di azione europea il più presto possibile, per produrre un programma di transizione europea, per coordinare la nostra azione internazionale al fine di mobilitare le forze del movimento popolare per capovolgere l'attuale equilibrio delle forze per piegare le attuali leadership storicamente irresponsabili nei nostri paesi, in modo da salvare la nostra gente e le nostre società prima che sia troppo tardi per l'Europa.
Mikis Manolis Glezos e Thédorakis
Atene, ottobre 2011
tradotto per Peacelink da Ernesto Celestini.
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