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Taranto, monitoraggio dell'impianto di agglomerazione

Diossina Ilva, emissioni preoccupanti

Le emissioni di diossina rilevate dall'Arpa Puglia sono di 11,1 nanogrammi a metro cubo. Tale valore supera il limite di 0,4 nanogrammi a metro cubo previsto dalla normativa europea. Le dichiarazioni di Aldo Pugliese, segretario della UIL Puglia
Fonte: Il Meridiano 4-6-2007

Taranto Sono estremamente preoccupanti i dati che emergono dal monitoraggio dell’Arpa Puglia (l’Agenzia regionale per l’ambiente) sulle diossine rilevate nell’Ilva di Taranto. Dal camino dell’impianto di agglomerazione sono infatti uscite diossine in quantità di gran lunga superiori rispetto ai limiti europei. Per la precisione, in data 12 giugno 2007 l’Arpa ha rilevato 6,8 nanogrammi a metro cubo. In data 14 giugno sono fuoriusciti 14,3 nanogrammi a metro cubo. Infine, nella terza e ultima rilevazione del 16 giugno, l’Arpa ha rilevato 12 nanogrammi a metro cubo. Sommando 6,8 + 14,2 + 12 e dividendo per tre si ottiene la media di 11,1 nanogrammi a metro cubo. Tale valore supera il limite di 0,4 nanogrammi a metro cubo previsto dalla normativa europea. Per la precisione, si può dire che l’Ilva ha superato di 27 volte il limite europeo sulla diossina e in qualunque altra nazione europea l’impianto sarebbe già stato fermato per tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini. Se il camino dell’impianto di agglomerazione fosse situato in Friuli Venezia Giulia, l’impianto di agglomerazione sarebbe già stato fermato. Lì infatti la Regione ha adottato il limite europeo di 0,4 nanogrammi a metro cubo per evitare che la diossina possa provocare cancro e malformazioni fra i nascituri. La legislazione italiana (precisamente il decreto legislativo 152/06) “stranamente” non ha recepito il limite europeo ed è estremamente permissiva per le diossine, tanto che se dal camino dell’impianto di agglomerazione dell’Ilva dovesse fuoriuscire l’intera diossina di tutti gli impianti industriali dell’Europa, l’impianto paradossalmente continuerebbe a rimanere nei limiti previsti dalla legislazione italiana.

«É chiaro che tali limiti sono palesemente in contrasto con la salute dei lavoratori e dei cittadini e vanno subito aboliti. Pertanto chiediamo alla Regione Puglia di adeguarsi, così come ha fatto la Regione Friuli Venezia Giulia, al limite europeo di 0,4 nanogrammi», sostiene Aldo Pugliese, segretario generale Uil-Puglia. «Inoltre - aggiunge Pugliese - è urgente prescrivere subito, nell’ambito dell’Aurorizzazione Integrata Ambientale, le migliori tecnologie disponibili per abbattere le diossine. Già oggi sono disponibili tecnologie per abbassare le emissioni di diossine a 0,1 nanogrammi a metro cubo. Pertanto, chiediamo di aprire una vertenza sulla questione diossina per l’adozione di tecnologie ecocompatibili che tutelino sia l’occupazione sia la salute, avendo presente che la situazione è ancora più grave se si considera che anche altri impianti producono diossina». Dal segretario generale della Uil regionale parte un appello al Comune e alla Provincia di Taranto e alla Regione Puglia affinchè si attivino immediatamente in tal senso. «Chiediamo al Ministero dell’Ambiente che all’Autorizzazione Integrata Ambientale possano partecipare sindacati e cittadini con le loro proposte. E chiediamo che, nell’ambito dell’AIA, l’autorizzazione alle emissioni sia subordinata all’abbassamento di tali emissioni sotto il limite di 0,4 nanogrammi», afferma Pugliese. «La situazione è grave. Taranto è diventata la Seveso del Sud. Al sottosegretario all’Ambiente Laura Marchetti chiediamo un intervento a tutela dei cittadini di Taranto e della Puglia intera», conclude il sindacalista.

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