La città dei due mari e dei mille veleni
Il buio sembra dominare la città ionica, dilaniata dalla crisi di uomini, di idee, di mezzi, di prospettive. E' città "che si perde nelle nebbie della non cultura" (Paolo De Stefano). Prostrata da un gioco di poteri, preponderanti nel quinquennio precedente, non sembra trovare la forza di risollevarsi. E, a parole, vorrebbe. Attende, ancora come sempre, interventi dall'alto. La politica dell'assistenzialismo è più attiva che mai. Nessuno scatto d'orgoglio. Taranto è immutata nei secoli, la molle tarentum. Tutto scivola. Tutto si dimentica. Una memoria corta certamente pericolosa, ma dominante. Intaccabile. Un fatalismo endemico. Un'ineluttabile rassegnazione.
Cosi sembra incapace di lasciarsi andare persino al clima suggestivo delle feste più attese dell'anno. Non riesce ad "accendersi" di luci e confusione. Si avverte nell'aria la drammaticità del momento ed il timore due futuro.
C'è una gran rabbia per la protervia e il blaterare senza fine. Taranto parla da decenni di industria del turismo, ma non riesce a fare nulla, "assolutamente nulla". Il resto d'Italia con meno o niente, costruisce molto, moltissimo: si inventano sagre, si scrolla il turismo. Taranto è ingessata. I fiumi di danaro seguono sempre lo stesso corso. I disoccupati senza nulla da investire, hanno paura anche ad attingere ai fondi stanziati. E gli enti cosa fanno? Cosa fa il centro per l'impiego? Cosa fa Italia Lavoro? che fine ha fatto la riforma degli ex uffici di collocamento? Chi mai si sogna di convocare i disoccupati perché facciano sistema? Taranto "si parla" addosso. Partecipa alle BIT (borse nazionali del turismo) ma le immagini della borsa sollazzano solo le emittenti locali ed il politico o amministratore che ha partecipato.
Un'autoreferenzialità senza tempo e spazio, fuori da ogni logica costruttiva. Taranto sa solo essere al 99enismo posto nell'indagine di Italia Oggi per la qualità della vita. Taranto sa solo produrre il 90% delle diossine emesse nell'ambiente di tutta Italia. Taranto sa solo contare le sue morti bianche ed i suoi morti per tumore legati all'industria. Una serie di primati negativi che, pure, non smuovono nulla e nessuno.
L'Ilva rimane l'aspirazione, l'Ilva si permette di dettare le regole, l'Ilva è fonte di sopravvivenza e di morte. L'Ilva rimane il fulcro dell'economia con i suoi 13.500 lavoratori, dei quali 3.500 tarantini. Sufficienti per un ricatto occupazionale autorizzato. Sufficienti perché gli enti non abbiano il coraggio di prendere posizione e difendere i cittadini che rappresentano, enti incapaci come sono, di progettare un'alternativa seria all'ILVA, all'Agip, ecc. Eppure le istituzioni sanno bene cosa significano le diossine, sanno bene cosa significa il mercurio presente nelle acque (ed è anche qui primato), sanno bene conseguenze sulla salute delle diossine e le conseguenze sulla salute del mercurio. Lo sanno, ne parlano, ma credono o fingono di credere alle promesse. disattese, dei padroni. Vogliamo essere onesti?
Dobbiamo riconoscere che il danno ambientale non si può imputare solo a Riva, proprietario dello stabilimento dal 92, quando fu venduto dal precedente padrone per un tozzo di pane. E quel padrone, ricordiamolo, era lo Stato, controllore distratto di se stesso. Oggi paghiamo quei controlli distratti, quei campioni sempre negativi. "Da quando lo stabilimento ILVA ha iniziato a funzionare, il quantitativo di diossine emesso nell'aria è stato paragonabile a quello disperso nell'aria nell'incidente di Seveso si legge nella Deliberazione n 47: Problematiche Ambientali - Atto di indirizzo" del Comune di Taranto.
Ci vuol poco a rammentare le conseguenze di quell'incidente: circa 300 casi cloracne, specie sui bambini, aumentata l'incidenza dei tumori nella popolazione esposta, malformazioni tra i neonati, aborti spontanei. Analoghe le conseguenze dell'inquinamento locale: aumentata l'incidenza di quasi tutti i tipi di tumore anche in età infantile, presenza tra i bambini di tumori tipici dell'età adulta, aumento delle patologie legate all'apparato respiratorio, mutazioni genetiche in alcuni animali, pesci inclusi. E si continua ad attendere. Non si riesce neppure a valutare la possibilità dell'impiego di mascherine con filtro per preservare i più deboli.
Il fatalismo ineluttabile che spesso fa coppia con l'ignoranza!
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