«Non si dica che la città si è arresa»
Egregio direttore
Taranto città da salvare e non mi pare d’esagerare se vogliamo essere realisti. Intanto non c’è giorno che proprio i mass media non diano notizie allarmanti sulla situazione ambientale di tutto il territorio jonico. I tarantini hanno un bel coraggio a restarci,ma non altrettanto per lottare contro il disastro ambientale che viene spietatamente perpretato sulla salute. La diossina presente nell’aria pare sia la più elevata d’Italia, le polveri sottili sono a livello di guardia ma considerando la stagnazione di questi nell’aria per il permanere dello scirocco tipico del territorio, il pericolo si amplifica notevolmente.
Onestamente devo dirle di essere preoccupato per ciò che mangiamo,verdure e frutta sono i più esposti all’assorbimento dei veleni. L’ILVA, la raffineria, il cementificio, e tutte le fabbriche che insistono nell’area industriale espellono una quantità di sostanze nocive da far paura e i tarantini si ritrovano ad essere inseriti fra le città con più casi di tumore o di malattie delle vie respiratorie e allergiche. Per non parlare di ciò che viene sversato nei nostri mari che mette in crisi la storica fiorente miticoltura che dà lavoro a centinaia di famiglie. Certo non dobbiamo solo piangerci addosso e restare inermi nel subire questo scempio. Occorre che tutta la comunità si mobiliti per arginare questa deprecabile situazione.
Purtroppo le istruzioni poco fanno se non vengono sollecitate dalla società civile. Se poi consideriamo l’esigua rappresentanza politica in parlamento e alla regione ulteriormente aggravata dalle sporadiche candidature di questi ultimi giorni; le speranze che qualcosa possa migliorare, si assottigliano. E allora cosa fare? Anche se il protestare civilmente, spesso dà pochi risultati; occorre comunque mobilitarsi sia livello europeo che con le azioni giudiziarie.
Una capillare rete di rilevameno dell’aria, dell’acqua e dei depositi sui terreni agricoli potrà darci un’aggiornata situazione dell’inquinamento che accompagnate dalle statistiche rilevate sullo stato di salute dei tarantini, possa tradursi nella possibilità di ottenere sanzioni penali e civili su chi non si allerta per contenere i disastri. Sappiamo che l’Europa quando vuole, interviene con l’apertura di procedimenti di infrazione contro quei Paesi che non si adeguano alle normative vigenti e ciò fa si che a seguito di queste azioni, i governi immediatamente si allertino per evitare sanzioni dannosissime all’economia.
Sicuramente il ruolo della stampa e delle TV sono determinanti per sensibilizzare le popolazioni alla non accettazione di ciò che ogni giorno accade. Tutti abbiamo l’interesse che le cose cambino, se lo facciamo insieme con civili manifestazioni in cui non solo poche centinaia di persone sfilano per le strade di Taranto, ma con l’intera comunità tarantina che fa sentire la sua voce in tutta la Nazione (come avviene per Napoli); allora i risultati probabilmente non tarderanno ad arrivare.
Con molta cordialità
Michele Rebuzzi
Gentile direttore,
le scrivo in merito alla lettera dell’ing. D’Andrea pubblicata domenica scorsa sul Corriere, per associarmi alla tesi del lettore sull’Ilva ed il nostro inquinamento. Concordo pienamente con la tesi esposta, sarà la Cina, più di quanto abbiano mai potuto fare per noi amministratori e sindacati vari, a sancire la riconversione “pulita” del colosso siderurgico.
Ancora una volta saranno solo motivazioni di natura economica a decidere del nostro futuro, stavolta, si spera, in senso migliorativo. Con la minaccia dei competitori orientali allora sì che lo Stato ci metterà poco ad intervenire per dare una mano all’Ilva per migliorarne la produttività, pardon, l’ambiente. Tutto questo a beneficio dei tarantini, si dirà.
La nostra nuova aria sarà made in China, potere della concorrenza. Dunque scommetto insieme all’ing. D’Andrea e rilancio: vuoi vedere che nel frattempo verrà giocata ancora una volta la carta del ricatto occupazionale? nuovi giovani tarantini entreranno all’Ilva in pompa magna (magari con tanto di foto scattate da Riva col sindaco e l’assessore all’ambiente), mentre tanti altri, di tutte le età, continueranno ad entrare negli ospedali o a salire sui treni della speranza, vecchie conoscenze dei tarantini.
Su una cosa sola però non concordo con l’amico lettore: mai come ora la molle tarentum sta sfatando la sua atavica fama, se non sul piano politico, quanto meno su quello civico. Lo dimostrano giornali attenti e sensibili come il nostro Corriere, le tante lettere sull’argomento dei nostri concittadini, le sempre più numerose iniziative che si stanno susseguendo in città, promosse da associazioni, professionisti e liberi cittadini.
Ci sono in città una consapevolezza ed una sensibilità rinnovate, perciò guai a farsi vincere dalla rassegnazione, altro male di questa città, nonché fortuna di chi ci vuole male.
Cordiali Saluti
Gabriele di Giorgio
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