«Mamme, continuate ad allattare»
«Rassicurare le mamme tarantine e incoraggiarle a continuare l’allattaamento al seno». Si chiude così il documento con cui, intervenendo sulla denuncia di presenza di diossina nel latte materno delle mamme di Taranto, le autorità regionali rivendicano l’attuazione di misure di verifiche e controlli a tappeto su una ampia gamma di matrici alimentari e ambientali.
Attenzione confermata con l’attivazione di un tavolo tecnico che tornerà a riunirsi proprio oggi a Bari e non a metà maggio come annunciato nei giorni scorsi. Si anticipano, dunque, i tempi anche perché distinte note regionali, a firma dell’assessore alle Politiche della salute, Alberto Tedesco, del direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, e del dirigente del Settore Prevenzione della Regione, Fulvio Longo, confermano che «l'assessorato regionale alle politiche della Salute, con la collaborazione delle strutture dell’Asl di Taranto e di Arpa Puglia, a partire dal 1° maggio prossimo potrà avvalersi anche della piena operatività del laboratorio del Dipartimento dell’Arpa di Taranto e continuerà il monitoraggio di diossine e Pcb nelle matrici ambientali e alimentari».
Insomma, dalle prossime settimane indagini su campioni alimentari ed ambientali non dovranno più essere trasportati fuori provincia e fuori regione per essere analizzati. Ma veniamo alle assicurazioni delle autorità sanitarie «per rasserenare l’opinione pubblica tarantina e pugliese affinché non siano indotti comportamenti sbagliati (quali l’interruzione dell’allattamento al seno)».
I valori di diossine e di benzofurani misurati, pari a 10,8 picogrammi (pg) per grammo di grasso, corrispondono alle concentrazioni di fondo riscontrate in aree urbano-industriali in Europa nel periodo 2000-2002, viene detto citando l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Dati nella media europea, dunque, e inferiori rispetto a quanto osservato in altre aree contaminate (ad esempio: area industriale di Wallonia, Belgio: 29,4 pg). Inoltre, i valori riscontrati nel campione tarantino, pari a 20,9 pg, anche se elevati, rientrano nel range dei valori nella popolazione italiana (livelli medi di 16 pg).
La dose giornaliera nei lattanti, date le concentrazioni misurate nel latte materno, è effettivamente circa 20-30 volte superiore alla dose giornaliera tollerabile così come evidenziato dall’Oms (pari a 1-4 pg TEQ/Kg peso corporeo/ d). Occorre tuttavia precisare - Tedesco e Assennato - che la stessa Organizzazione mondiale della sanità sconsiglia di confrontare l’assunzione giornaliera del lattante con la dose giornaliera tollerabile, dato che questo parametro fa riferimento al carico corporeo corrispondente all’assunzione di diossine per tutta la vita.
Viceversa, le evidenze di letteratura mostrano che il contributo delle diossine assorbite dal neonato attraverso il latte materno al suo futuro carico corporeo risulta assolutamente trascurabile. Per questo motivo la stessa Oms ha espresso parere risolutamente contrario alla cessazione dell’allattamento al seno. Sottolineato, inoltre, che questi livelli stimati di assunzione giornaliera di diossine e Pcb diossinosimili nel lattante non sono affatto caratteristici di Taranto, ma rappresentano valori che si riscontrano in tutta l’Europa e, in particolar modo, nelle aree urbane. Secondo la letteratura scientifica, l’assunzione giornaliera media in un lattante è compresa tra 60 e 130 pg TEQ/Kg peso corporeo/d.
Merico, dell’associazione «Bambini contro l’inquinamento», attacca
«Diossina nel latte materno noi abbiamo posto solo il caso»
«Ma chi ha mai detto il contrario? Facciamo i neonatologi da una vita, come avremmo mai potuto dire alle mamme di non allattare più? Il nostro vuole essere solo un segnale alle istituzioni. Abbiamo voluto dire: guardate che i bambini di Taranto assumono più diossina e Pcb dei bambini delle altre realtà. Fate qualcosa prima che sia troppo tardi. Un campione più ampio di mamme? Ma ora, dopo il nostro esposto in Procura, è sicuro che partirà un’indagine più a largo raggio per monitorare anche quest’aspetto.
Allargare le indagini ad un campione molto più ampio è di competenza delle autorità sanitarie. Sono loro che hanno il compito di verificare se i bambini di Taranto stanno già assumendo più dosi di diossina e Pcb di quelli delle altre realtà. Vorrei dire soprattutto delle altre realtà italiane».
Sbotta il dottor Pino Merico leggendo dichiarazioni e preoccupazioni espresse dai vertici istituzionali ed esperti il giorno dopo la denuncia dell’associazione «Bambini contro l’inquinamento». Martedì scorso era stato lo stesso Merico, insieme al primario di Neonatologia del SS. Annunziata, Enzo Vitacco, a rendere noti i risultati delle analisi su tre campioni di latte materno.
Campioni che certificavano una presenza di diossina e Pcb trenta volta maggiore dei limiti consentiti negli alimenti anche nel latte materno di tre mamme tarantine. «Ed ora, loro vengono a dire alle mamme: continuate ad allattare. Perché noi cosa abbiamo detto? Se avessero letto per bene ed ascoltato le nostre dichiarazioni, avrebbero capito chiaramente che non intendevamo fare alcun allarmismo. E’ ve ro che c'è questo dato preoccupante, ma è indubbio che occorra che le mamme continuino ad allattare i piccoli.
Stamane, in ospedale, nessuna mamma ci ha posto alcun problema. Il vero polverone lo stanno sollevando loro, travisando quello che abbiamo detto. Mi paiono tutti coalizzati a montare questa storia». Ma Merico va oltre. Legge i dati forniti dalle autorità sanitarie e si sofferma su quel valore medio di 29,4 picogrammi rilevati nell’area industriale di Wallonia, in Belgio.
«E cosa ne so io di che tipo di realtà sia questa... Perché non citano i valori delle altre città italiane? Perché non dicono che a Venezia, quando c'era un polo industriale di un certo tipo, i valori riscontrati di diossina e Pcb erano pari a 30.4 e che oggi i valori sono di 11.4? Questo ci dimostra chiaramente che se si fa qualcosa per debellare e ridurre le emissioni di diossina, i valori possono disunire. Perché non citano il dato di Roma? E delle altre realtà italiane? Forse perché sono più bassi. Ed allora mi chiedo: perché un bambino di Taranto deve ingerire più diossina e pcb degli altri? Cosa ne sanno loro cosa potrà accadere, con questa esposizione, tra dieci- venti anni. Non mi pare si possano correre tutti questi rischi sin da ora, sapendo che c'è una correlazione tra fattori inquinanti e salute.
Ci sono già evidenze scientifiche che dimostrano la correlazione tra sostanze inquinanti ed autismo». Intanto, proprio sul tema «La sindrome autistica: nuove prospettive nell’ottica del recupero del malato» si terrà un convegno in programma venerdì 18 aprile nell’aula bunker presso la Corte d’Appello di Taranto dalle 17 alle 20. Quest’oggi, a Palazzo di Città, conferenza stampa di presentazione.
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