Diossina, terza inchiesta
Sì, è tutto vero: fra le sostanze che vanno inevitabilmente a concentrarsi nel latte materno figura anche la diossina. Per sua natura l’uomo, trovandosi all’apice della catena alimentare, ne assume una quantità superiore rispetto agli animali. Di conseguenza, a detta degli esperti, c’è poco da stupirsi, si tratta di un dato di cui almeno dagli anni Settanta si è sempre stati a conoscenza. Il discorso diventa però diverso (molto diverso) se i quantitativi di questo composto che rientra nella categoria degli “inquinanti organici persistenti” risultano essere ben oltre la norma, tanto quanto quelli rilevati dalle analisi effettuate su tre campioni di latte prelevati da altrettante mamme tarantine.
Il responso di questo accertamento non lascia spazio a molti dubbi riguardo alla notevole presenza di diossina (i valori riscontrati sono stati fino a 25 volte superiori alla dose giornaliera indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità) in quello che è l’alimento unico e primario per i neonati. Sì, è tutto vero: quella sostanza può trovarsi pure nel latte materno. Ma non si può far davvero nulla per evitare che ciò accada o, quantomeno, per riportare il fenomeno ben al di sotto del livello di guardia?
A chiederlo alle Istituzioni è stata soprattutto l’associazione “Bambini contro l’inquinamento” che tramite il suo responsabile (il pediatra tarantino dott. Giuseppe Merico) ha deciso di segnalare gli inquietanti risultati delle analisi in questione anche alla magistratura.
Una segnalazione che ha fatto da apripista a quello che, da pochi giorni, è diventato il terzo fascicolo istruito dagli inquirenti di Palazzo di Giustizia dopo la scoperta della presenza di diossina in prodotti alimentari. Ad occuparsi di questo troncone di indagini è il sostituto procuratore dott. Mariano Buccoliero, p.m. al quale quasi sicuramente non basteranno gli esiti delle prime verifiche per poter fissare il quadro della situazione. Quanto emerso sinora rappresenta una buona base di partenza, ma se da un lato segnala l’esistenza di quella sostanza tossica nel latte materno, dall’altro non può fornire alcun elemento in grado di far capire da dove provenga.
Ipotesi in merito ne sono state fatte (che l’origine della diossina debba ricercarsi nelle attività della produzione industriale sono in molti a sostenerlo), ma al momento ciò che mancano sono le prove. Poi, sul fatto che quel composto sia cancerogeno per l’uomo lo sta a testimoniare una vastissima letteratura sanitaria, però questo non basta per puntare l’indice contro qualcuno basandosi su semplici supposizioni. Ciò che serve per poterlo fare sono delle “prove”, le stesse che adesso il titolare dell’inchiesta sta tentando di acquisire.
Stando a quanto si è appreso, il fascicolo è ancora iscritto a “modello 45” (questo significa che per il momento si procede contro ignoti, senza indagati, nè ipotesi di reato) e allo stato fa leva solo sulla segnalazione e sulla documentazione (oltre ai referti delle analisi vi sono anche grafici di confronto con altre città), prodotta dall’associazione “Bambini contro l’inquinamento” a cui si aggiungono altri accertamenti effettuati dall’ASL.
Tutto materiale a cui, con molta probabilità, a breve ne sarà affiancato dell’altro. A quanto pare, nei prossimi giorni il p.m. darà il via ad una serie di audizioni di persone informate sui fatti e disporrà l’espletamento di ulteriori indagini. E non solo sul latte. Già, perchè sembra che i controlli possano essere estesi anche ad altri prodotti alimentari (indiscrezioni non escludono i frutti di mare) e sulla eventuale presenza di altre sostanze. Un particolare che la dice tutta su come il “problema diossina” sia solo la spia di un fenomeno molto più ampio. Del resto, combattere la diossina non significa lottare anche contro il resto degli agenti inquinanti e dannosi che purtroppo accerchiano la città. Ed è per questo che la Procura vuole andare sino in fondo indagando su tutti i fronti.
L’inchiesta sulla presenza della sostanza cancerogena nel latte materno non è l’unica. Un altro fascicolo è stato istruito sempre dal p.m. dott. Buccoliero a seguito di notizie apparse sulla stampa, mentre un terzo filone di indagini è quello di cui si sta occupando il procuratore aggiunto dott. Franco Sebastio dopo la denuncia sporta da “Peacelink” a seguito del rilevamento di tracce di diossina in formaggi rinvenuti in un’azienda che produce quell’alimento non a scopo commerciale. Pure in questi ultimi casi gli inquirenti non hanno ancora formulato alcuna ipotesi di reato, ma l’impressione è che non manchi molto per muovere questo passo.
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